Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

79 COSIMO
Le sfide mi hanno sempre attratto. In modo particolare quando, per affrontarle e cercare di vincerle occorre impegnarsi a fare quello che non si è mai fatto. Irma Palazzo mi ha presentato un' idea di un Pierino e il Lupo insolito da ogni punto di vista. Certo la favola musicale si presta meglio di qualunque altro testo a sperimentare nuove via d'uscita per il teatro, ma la loro proposta non poggiava su nessuna versione già sperimentata, per quante se ne fossero fatte.
Non il testo che era stato trascritto da Giorgio Weiss in endecasillabi utilizzando incisi ed intromissioni di pura fantasia non solo nella storia, ma nei modi. Il lupo sogna in romanaccio, la papera in veneto, il gatto in pugliese, e poi filastrocche monovocale, proprio come i giochi che facevamo da bambini. "Mamma ma daa la marmallata", e chi non l'ha fatto nella vita una volta?
63 UCCELLINO

Non la musica, non quella di una orchestra sinfonica, per cui la partitura è stata scritta, ma una banda, si una banda militare, proprio la sonorità che da bambini ci faceva marciare per le vie del paese alle feste comandate. Ne la recitazione evocativa e onomatopeica che gli autori avevano studiato per evocare più che dire, per tracciare più che raccontare.
Gli ingredienti per giocare c'erano tutti, con certezza, il risultato no. Quello di certo non aveva nulla il giorno in cui fui convocato in un bar del centro di Roma per la traccia del percorso e della sfida. Ma che c'entro io ed il mio team?. Semplice, tra gli autori incaricati di mettere mano a questo Pierino, c'era anche Giancarlino Benedetti Corcos, un pittore le cui figure si confondevano con i gesti necessari per realizzarle, elementi visuali dai quali traspariva evidente l'istinto più che l'analisi. Bene quello che mi veniva chiesto era trasformare questi elementi in una storia tanto gestuale ed astratta quanto quella già messa in piedi dagli altri artisti. Non si trattava di muovere le figure in modo antropomorfo o realistico, ma di animarle attraverso accostamenti e contrasti in un contrappunto continuo di elementi contemporanei tra loro. La tecnica della multivisione si prestava perfettamente a questo scopo. La cosa più difficile da fare all'inizio è stata quella di togliersi dalla testa il classico lavoro autosufficiente, quello che normalmente si fa per produrre un film, un video, insomma una visualizzazione autocomprensibile. L'animazione doveva essere sfondo e parte integrante di un tutto sulla scena che comprendesse l'attore l musica, ma che non potesse vivere senza di essi. Non un film, appunto. ma un affresco, si un affresco che senza la sua stanza, il suo palazzo, il suo posto non rappresenta più quello per cui è stato creato. Il tutto con i dovuti e classici problemi di tempi, di budget e di attrezzature.
103 TOT SCENA FRONTALE-PROVA GEN
Per fortuna lo staff di Unicity, collaudato da molti anni ci sodalizio, ha messo a disposizione il meglio di se e la passione di sempre. Sergio Cavaliere, Mauro Scaramella, Filippo Lippi e Annalisa Carloni, hanno supportato (e sopportato) me, Giancarlino, Irma e Cosimo, per due settimane intense di prove e di test prima della stesura finale della "partitura visiva" disegnata su tre schermi sghembi e di forma diversa personaggi fantasie, anche loro, della scenografia di Fabiana di Marco.
Impossibile da registrare una volta per tutte vista la natura in progress dell'esperimento abbiamo deciso di utilizzare un sistema Watch Out per poter avere il render finale delle animazioni in tempo reale, a partire dalle immagini acquisite e manipolate, quello che veniva proiettato sugli schermi durante la performance nasceva esattamente in quel momento, questo, con un po di sforzo ed un poco di tensione, ci ha permesso di gestire il sincronismo in diretta. Così il lupo, Pierino, il gatto, la papera e l'uccellino diventavano in accordo con le invenzioni degli altri delle idee colorate a volte riconoscibili dalle forme, ma in genere riconoscibili attraverso la musica proprio per rispettare l'idea iniziale di Prokofiev. In scena, oltre al narratore ed all'orchestra, c'erano tre danzatrici che davano un corpo e delle movenze agli animali amici di Pierino, sugli schermi c'era la loro rappresentazione del mondo della fantasia avvalorata dal fatto che in sala, durante lo spettacolo, durante ogni spettacolo che di Pierino si sia mai fatto al mondo, non c'è mai stato nessuno, dico nessuno mai, che non fosse stato profondamente convinto della reale esistenza dei personaggi. Questo è il mondo della favola, non sembra vera, è vera. Il perchè è semplice, perchè esiste un patto segreto tra lo spettatore e l'attore sulla scena. La loro fede reciproca è talmente forte ed incrollabile perchè fondata sulla volontà di entrambi di dare un corpo all'illusione.
L'illusione non è mai una bugia. In nessuna favola si raccontano bugie, solo profonde verità. Una bugia resta per sempre, fa male, l'illusione data dall'arte finisce con la fine della rappresentazione e molte volte rende immuni dalle bugie della vita e quindi più forti. Il ritorno alla realtà coincide con un applauso liberatorio che fa tornare tutti alla vita di ogni giorno, consapevoli che al momento opportuno una nuova illusione potrà trasportarci fuori dai nostri pensieri e farci vivere davvero una storia tutta nuova. Basta entrare in un teatro, in un cinema, in una mostra d'arte.
Poi dice che la cultura non serve!!
Aldo Di Russo

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