Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

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Per due secoli la famiglia Farnese ha esercitato un ruolo da protagonista nella tormentata storia d’Italia segnando in particolare le vicende dell’alto Lazio. La genesi della famiglia ha origini piuttosto oscure: tradimenti e azioni di brigantaggio finalizzati ad accattivarsi le simpatie di questa o quella città pur di ricavarne un tornaconto personale, la scalata sociale della famiglia. I Farnese erano gente violenta, attaccabrighe e arrogante, che si difendeva con i soli mezzi conosciuti: risse, oltraggi e saccheggi. Come capitani e condottieri furono, per opportunismo, impegnati su fronti opposti, ad esempio, la loro residenza romana fu risparmiata durante il saccheggio dei Lanzichenecchi, perchè Pier Luigi combatteva dalla loro parte, mentre il fratello difendeva il Papa; come uomini di chiesa - Paolo III, l’unico che assurse al soglio pontificio - esercitavano un nepotismo sfrenato, in nome della famiglia, indipendentemente dal valore e dal bene comune.
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In questa cornice vivevano le donne di casa Farnese a cominciare da Giulia “la bella” che a quattordici anni, diventando amante del papa Borgia con la complicità del fratello e della stessa suocera riesce a far entrare la famiglia tra quelle che contano a Roma.
Sul corpo delle donne passavano allora le unioni familiari ed i patti tra principati rispettati più dei patti scritti. Ogni ragazza in età da marito veniva destinata a sua insaputa a un’altra famiglia come moglie, sorte cui era stata preparata fin dalla più tenera età. Queste donne, qualche volta, si ritrovano ad amministrare le terre in vece dei mariti o dei figli, reggenti e non regine, consce della propria responsabilità nei confronti del proprio popolo. Non è raro che i contemporanei ricordino positivamente i periodi in cui le donne amministravano.
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Clelia Farnese affronta a Sassuolo una carestia ed una conseguente peste, vincendo l’una e l’altra attraverso prestiti di grano garantiti con beni personali; Margherita d’Austria moglie di Ottavio Farnese diventa reggente dei Paesi Bassi riuscendo a infondere un clima di pace e di prosperità; la stessa Giulia, nonostante il suo passato burrascoso, è ricordata dalle popolazioni dell’alto Lazio come giusta onesta e responsabile amministratrice, tanto legata alla sua terra che nel suo testamento prevede lasciti in favore dei suoi sudditi con particolare riferimento alle giovani delle famiglie più povere.
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In sintesi questa è la visione della vita, della cultura e della donna che si affacciava nella società rinascimentale e non solo. Ed è da tale aspetto che ha inizio la mia indagine: le donne, private del loro libero arbitrio, reagiscono governando con un maggiore senso di responsabilità di quanto non avvenisse per i propri uomini troppo coinvolti nella gestione del potere temporale e spirituale. In questo lavoro ho avuto la complicità della Prof Julia Hairston dell'University of California che da sempre studia le donne del Rinascimento, la loro poesia e ha messo sul tavolo della conversazione una serie di spunti che gettano luce sul problema del "Rinascimento delle donne" e della loro coscienza fino ai nostri giorni.
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Un grazie di cuore alla sua sapienza ed al modo in cui si è messa in gioco davanti ad una cinepresa. Una serie di citazioni tratte dai testi dell'epoca ed affidate alla voce di Rodolfo Bianchi rivelano il vero credo degli uomini del tempo a proposito delle donne.

Il documentario è disponibile anche in lingua inglese

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