Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

In occasione della presentazione al pubblico dell’archivio storico del Teatro dell’Opera di Roma nella sua nuova versione accessibile attraverso internet, è stato realizzato un video di pochi minuti che aveva come scopo principale quello di sperimentare nuovi possibili linguaggi audiovisivi utilizzando i materiali dell'archivio.
L'iniziativa promossa dalla Fondazione Rosselli voleva mostrare come attraverso l’uso delle possibilità che l’animazione digitale mette a disposizione degli autori oggi, anche un patrimonio esclusivamente fotografico può essere utilizzato per realizzare prodotti filmati utilizzabili nei media tradizionali.

Nelle intenzioni dei promotori c’era l’idea di mostrare come un archivio storico culturale, da sempre considerato un centro di costo, oltre che un enorme giacimento di cultura e di identità, possa essere anche un centro di ricavo mettendo a disposizione il suo patrimonio organizzato e catalogato in modo accessibile. Senza considerare l’enorme quantità di conoscenza che chi ha operato per due anni sull’archivio può aver accumulato ed essere in grado di trasmettere.

Venendo strettamente a Tosca nella sua versione multimediale di 5 minuti, abbiamo estratto dall’archivio non solo le foto di scena degli spettacoli realizzati all’Opera di Roma, ma i bozzetti delle scenografie che abbiamo mostrato come fondali al posto di quelli poi realizzati, i figurini ed i bozzetti dei costumi, mettendo in scena, come parti integranti dell’opera Pucciniana, anche le annotazioni a mano degli autori. Quelle poche righe sulle “roselline” e sul modo in cui sarebbero dovute esser montate sul vestito della festa che Tosca indossa nel secondo atto sono state scritte dalla mano del maestro Piero Tosi ed appartengono alla collezione di bozzetti che l’Archivio conserva. L’idea era quella di vedere una Tosca nelle sue fasi salienti, ma da un “dietro le quinte” della messa in scena.
Quando avevo dieci anni, uno dei giochi popolari in quei tempi pieni di inventiva e di fantasia che doveva supplire alla povertà della tecnologia di allora, era quello di ritagliare dai giornali soldati in assetto di battaglia, ciclisti del giro d’Italia, per poi incollarli sul cartoncino e realizzare dei soldatini di carta che con una piattaforma in carta piegata stavano in piedi. Si potevano ricostruire battaglie, disponendo le truppe come il sussidiario indicava, si poteva ricostruire l’arrivo di una tappa in volata come indicato dal giornale o dalla radio (la televisione non c’era ancora). Le figurine piatte, ritagliate con attenzione e con scrupolo, davano una dimensione in più al racconto della carta o della voce del cronista e servivano come “nuova dimensione” del racconto stesso.
Queste figure di Tosca, di Scarpia, di Cavaradossi, piatte, ricavare da immagini a due dimensioni possono essere anche più ricche delle altre per chi ha giocato con il Corriere dei Piccoli per anni e lasciano, nella finzione tecnologica, una libertà di linguaggio che, sperimenta oggi, sperimenta domani, potrebbe anche arrivare a definire un modo di raccontare una storia.
Quando ho proposto questa cosa, pur essendo in grado di immaginarla come tratta dai miei giochi di bambino, in effetti avevo una certa difficoltà a raccontarla. So di non essere stato esaustivo ne convincente, d’altra parte se si potessero spiegare le immagini a parole non ci sarebbe bisogno di farle, Francesco Reggiani e Francesca Traclò mi hanno creduto, bontà loro, e abbiamo potuto produrre questo esperimento. Grazie, grazie ancora per la fiducia.

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