Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

Celebrare una giornata dedicata al nostro pianeta ed alla sua vita potrebbe sembrare un’ azione ovvia. Tanto ovvia quanto dovuta, visto che è grazie alla Terra che noi possiamo scrivere o leggere queste righe e tutto per via di una serie di coincidenze fisico chimiche. Coincidenze che, fino ad oggi, rendono la vita unica nell’universo. Dalla Terra abbiamo liberato l’energia che ci ha aiutato a crescere, dall’acqua, di cui il nostro pianeta è ricco, le prime forme di vita, l’evoluzione, la nostra stessa sopravvivenza.

L’Earth day di quest’anno è dedicato all’acqua ed alla biodiversità, due fattori primari della nostra vita che siamo abituati a considerare beni acquisiti, cose che ci sono e che ci saranno indipendentemente dalle azioni quotidiane. Beni che a volte guardiamo con distrazione, perchè consideriamo al di sopra delle nostre possibilità. Invece sono cose alle quali non solo dobbiamo rendere omaggio e celebrazione, ma verso le quali occorre prestare un’attenzione quotidiana, fatta di azioni concrete e di impegno razionale. Celebrarle significa ricordarci che solo il nostro comportamento può aumentare e migliorare la vita sulla terra.

Acea partecipa a tal evento e, nell’ambito delle sue attività, ha realizzato un promo video di trenta secondi che avesse il compito di ricordare quanto un’ azienda che fa della gestione dell’acqua e dell’energia il suo lavoro quotidiano sia sensibile ed impegnata sul tema. Non si tratta di pubblicità, non c’è nulla da pubblicizzare, é solo un promo, un annuncio, un piccolo contributo video all’iniziativa, ma che doveva essere, secondo le indicazioni dei dirigenti una riflessione sull’argomento, una sorta di sommario ideale delle iniziative in corso. E queste poche righe con le foto allegate vogliono mettere in evidenza il lavoro di preparazione che c’è dietro il servizio per Acea.

Quante volte ci capita di passeggiare e non accorgerci di quello che ci gira intorno!
“Ti ho salutato, ma non mi hai risposto!” “Scusa ero sopra pensiero”.
Significa che per pochi secondi non abbiamo percepito il mondo intorno a noi. Significa che un pensiero, una riflessione ha oscurato una parte della realtà che ci sfiorava in quel momento. Pochi secondi, certo, ma all’interno dei quali a volte abbiamo percorso un viaggio lunghissimo, un amore, un dolore, l’infanzia, forse l’esistenza stessa. I pensieri, si sa, fanno presto, arrivano, lasciano le loro tracce, ci permettono di vivere un mondo parallelo in cui tutto può accadere e tutto può essere messo in gioco indipendentemente dalle regole del mondo reale. L’immaginazione entra in gioco e rende visibile quello che è normalmente invisibile agli occhi, ma non alle possibilità del nostro pensiero. A volte, è proprio la capacità di vivere al di fuori delle leggi della fisica, che ci fa intravedere una soluzione. Si tratta di uno di quei momenti in cui il sogno si può fare di giorno, ad occhi aperti, senza dire dopo “era un sogno!!!” con l’aria di chi lo cancella come una cosa irreale. Sono i sogni fatti di giorno che, come diceva Edgar Allan Poe, permettono di conoscere cose che sfuggono a chi sogna solo la notte. Tutto in pochi secondi, pochi, ma sufficienti per la riflessione che Acea ci chiedeva. Immaginiamo di entrare in uno di questi pochi secondi mentre stiamo di fronte ad un meraviglioso gioco d’acqua di una delle famose fontane di Roma. I sensi si imbevono di storia, di pietra, del suono dell’acqua che sgorga, incapaci di percepire quel cinquecentesimo di secondo in cui le gocce d’acqua sono sparse nello spazio in modo casuale si, ma razionalmente riconducibile a parametri fisici: la pressione, il vento, la gravità. Il tempo diventa spazio, il momento diventa il luogo dei nostri pensieri, realistico, preciso, inciso come un sogno ad occhi aperti. Il tempo si ferma, viene congelato in un istante, la scena “decapitata” e quello che resta diventa uno spazio navigabile fatto di luce e di volumi all’interno dei quali il tempo segue regole indipendenti da quelle usuali che possono sottostare solo alla nostra immaginazione.
L’acqua assume una forma nello spazio, la sua massa assume le sembianze di un solido cristallo e diventa il luogo dove proiettare il riflesso delle nostre azioni quotidiane. L’acqua non è più acqua, non scorre, non è liquida, ma è lo specchio delle nostre azioni, la base sulla quale abbiamo fondato il nostro benessere e la nostra civiltà dopo che, miliardi di anni fa, della nostra vita è stata la fonte. L’acqua diventa lo schermo su cui proiettare la riflessione che Acea ci spinge a fare sull’ambiente come forma di civiltà e di rispetto.
Qualsiasi cosa in un mondo così è possibile, ogni associazione logica o psicologica diventa plausibile sullo stesso piano. Ho usato il verbo “decapitare” solo per rendere omaggio a Cartier Bresson, inventore e poeta “dell’istante decisivo” , che definisce la fotografia una “mannaia” in grado di cogliere un momento. La fotografia isola un momento decisivo, momento in cui l’occhio dell’artista intravede una composizione dal significato universale. Noi abbiamo voluto congelare un momento qualsiasi, quello in cui è il pensiero che si impadronisce di noi improvvisamente e ci forza in un’altra direzione.
La protagonista della nostra breve storia non è una fontana di Roma, nessuna di quelle che tutti conoscete. E’ una fontana ricostruita interamente in computer grafica con pezzi di varie fontane in modo da rappresentarle tutte. Non simboleggia la parte decorativa delle fontane, come le vediamo oggi, ma l’uso sociale dell’acqua, la ragione per cui le fontane sono nate. Acqua per tutti significava vita per tutti e acqua accessibile significava qualità della vita migliore.

Per girare la sequenza abbiamo utilizzato una delle ultime cineprese digitali che sono in grado di registrare una sequenza filmata così come scattare una fotografia tradizionale. Un’ interessante esperimento di quella convergenza tra mezzi diversi di cui la rivoluzione dei muovi media parla da tempo. Uno di questi fotogrammi è una foto tradizionale, appunto, dotata della risoluzione e della profondità che una fotografia può avere rispetto al fotogramma di un film. Grazie a questo è stata scomposta nei suoi elementi essenziali e ricomposta in computer grafica come su un tavolo operatorio in cui ciò che è estratto dall’essere parte di una immagine diventa protesi del nostro pensiero. La parte più interessante della “convergenza digitale”, a mio parere, sta nell’integrare menti e competenze diverse - fotografo tradizionale, cineoperatore e operatore di computer grafica - in modo da allargare la possibilità di visione.
Un momento interessante del lavoro è stata la postproduzione, non tanto per la parte squisitamente tecnologica, ma per l’uso delle possibilità che l’animazione digitale mette a disposizione oggi in modi relativamente semplici. La possibilità di esplorare uno spazio reale, un istante di tempo, significa poter muovere una camera cinematografica all’interno di un set costituito da immagini fotografiche e da frammenti di queste posti nello spazio.

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