Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

Charles Darwin
Audiovisivo: multivisione due schermi overlap 25%
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Trattamento


Anche per il grande pubblico che non fosse avvezzo alle teorie sull’evoluzione o all’origine dell’uomo, nel pensiero di Darwin si trovano risposte a quesiti che ognuno di noi una volta nella vita si sarà fatto, immagino. Se Dio è onnipotente ed infinitamente buono perchè avrebbe creato i carnivori? Alcuni insetti infieriscono sulle vittime con assurda crudeltà per garantire la sopravvivenza della propria specie, Dio onnisciente lo sa? Erano queste le domande che ci facevamo da ragazzi seduti sul muretto di fronte al mare nel piccolo paese dove sono nato, le nostre maestre di catechismo erano state troppo vaghe nelle risposte e le cercavamo ragionandoci sopra. Nessuno immaginava, allora che altrove se le fossero già poste. Poi, da adolescenti, dopo le prime nozioni di storia della filosofia al liceo ci si interrogava sull’ordine e l’armonia della natura, sulla cronometrica puntualità del giorno e della notte, della posizione degli astri sempre nello stesso posto alla stessa ora, il muretto era sempre lo stesso anche se erano passati un po’ di anni. Ci si interrogava sul ciclo dell’acqua che da nuvola diventa pioggia, poi mare poi di nuovo su, nel cielo per un altro giro di giostra, ci si interrogava e si discuteva sul “motore” che avrebbe potuto muovere il mondo in modo così ordinato, tutto faceva pensare ad un grande orologiaio che non poteva essere che Dio.


Il mondo sembrava proprio un grande ingranaggio meccanico dove anche quello più piccolo gioca un ruolo fondamentale e non si può fermare senza rischiare di compromettere l’intero sistema. Chi sia in grado di progettare un meccanismo tanto complicato deve avere una intelligenza superiore. Così arrivarono le lezioni di storia della filosofia al liceo: Aristotele, Tommaso D’Aquino, contestazioni settecentesche sulla possibilità di dimostrare l’esistenza di Dio, e poi le scoperte di Darwin che danno una risposta a questi interrogativi filosofici senza entrare per nulla nei meccanismi della fede. “Oggi, dopo la scoperta della selezione naturale cade il vecchio argomento di un disegno della natura. Non si può più sostenere, ad esempio, che la cerniera perfetta della conchiglia bivalve debba essere stata ideata da un essere intelligente, come la cerniera della porta dall’uomo”. Come dire: non discuto dell’esistenza di Dio, dimostro che con queste cose non c’entra nulla e nemmeno c’entra nessuna analogia tra la meccanica ed il cosmo. Chissà se al muretto se ne discute ancora!

Deve essere una specie di condanna, Charles Darwin, come è accaduto per altri grandi scienziati che hanno modificato per sempre il modo di pensare il metodo e la visione del mondo, agli occhi del pubblico diventano uno schema dal quale difficilmente si esce. Provate a fermare una persona per strada e chiedergli se conosce Darwin, tutti diranno si. provate a chiedere cosa ha fatto di grande nella sua vita e tutti, o quasi, vi risponderanno che è colui che ha affermato che l’uomo discende dalla scimmia.
Giuseppe Montalenti, uno dei primi e genetisti italiani cui si deve una profonda analisi del pensiero e del metodo di Darwin faceva notare che se il frutto di tanto lavoro e tali teorie fosse “l’origine animalesca dell’uomo” la teoria sarebbe in sé disgustosa. Lo schema nel quale il grande pubblico colloca Darwin è in effetti la risultante di un lavoro di immiserimento del pensiero che qualche volta passa per divulgazione e l’unica traccia che lascia è mistificazione e esoterismo invece di dimostrazione e razionalità.


Del resto Darwin è in buona compagnia se si pensa che Galilei è quello di “eppur si muove”, come se questa frase, che per altro non pronunciò mai, avesse potuto modificare l’essenza del processo a suo carico che fu di natura politica e non religiosa o scientifica. Albert Einstein, in compenso è quello de “tutto è relativo”, affermazione che contrasta energicamente con le sue profonde convinzioni sull’assoluto e sulla possibilità di ricondurre un sistema ad un altro, mentre Copernico è quello “della terra che gira intorno al sole”, tesi già nota ai greci e quindi non certo una novità scientifica, ma in compenso serve a nascondere tutto l’apparato rigoroso di dimostrazioni matematiche alla base del suo pensiero, Enrico Fermi è “quello della bomba atomica” e la frittata è fatta. La visione della scienza che è nell’immaginario collettivo è fatta anche di questo.
Avevo già avuto occasione di occuparmi di scienza e di pensiero scientifico in altri momenti della mia vita: Galileo, Enrico Fermi, per questo l’idea di concepire un audiovisivo su Charles Darwin come tema mi intrigava, lo confesso. Specialmete mi intrigava l’idea che il pubblico fosse quello del nuovo museo di scienze naturali fatto per lo più di giovani in un ambiente intellettualmente vivo come è quello di Torino, che per primo ospitò e diffuse in Italia le idee del darwinismo.

Il personaggio è estremamente complesso ed un museo non può certo correre il rischio di semplificare ad uso di una rappresentazione suggestiva rischiando di fuorviare i visitatori, d’altra parte andava focalizzato il punto di vista solo su uno degli aspetti della complessa figura dello scienziato inglese in modo da incuriosire i visitatori con un racconto, un racconto che a partire dall'Inghilterra della fine dell’ottocento facesse intravedere questioni ancora aperte ed attuali. Una delle cose che colpisce di più il lettore delle opere di Darwin è il complesso di prove a sostegno della sua teoria ed il metodo con il quale usi le prove stesse, “l’amore per la scienza, un’infinita pazienza per riflettere lungamente su ogni argomento, gran diligenza nell’osservare e nel raccogliere dati di fatto ed una certa dose di immaginazione e di buon senso” sono gli attrezzi che Darwin dichiara di portare con se in giro per il mondo, insieme al duro lavoro ed alla minuziosa analisi delle forme, dei colori, delle funzioni d’uso.
L’aspetto che maggiormente mi ha colpito è come, col passare del tempo, l’atteggiamento di Darwin si fosse modificando e come fossero stati proprio i dati di fatto a modificare le sue convinzioni , e di come affermasse quasi in modo ossessivo di aver sempre cercato di tenersi fuori da qualunque pregiudizio o idea preconcetta fino al punto di avere una perfetta coscienza del biasimo che le sua affermazioni avrebbero provocato all’ambiente della Inghilterra Vittoriana prima ed al mondo poi.
Ecco un punto interessante che in dieci minuti ritengo utile sottoporre ai visitatori del Museo di Torino, il racconto di un uomo che cambia idea, cambia idea non senza tormenti e preoccupazioni, ma con la lealtà e l’amore per la scienza che prima di ogni altra cosa gli fanno intravedere la rivoluzione nel pensiero e nella interpretazione della natura e delle sue leggi che di li in poi avrebbero segnato la nostra vita.
Ho cercato di mettere in scena proprio questo cambiamento ed il conseguente corso del suo sviluppo intellettuale.
Nel testo di Montalenti su Darwin che citavo all’inizio c’è proprio l’auspicio, per non cadere in banalizzazioni inutili, che le informazioni sugli scienziati possano essere “di prima mano”, e allora, perchè non utilizzare le sue stesse parole sintetizzando proprio quello che lui stesso scrive dei diari, negli appunti, nei taccuini?.


Da queste considerazioni è nata la multivisione “Charles Darwin: un uomo che ha cambiato idea” esposta al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino che ho avuto il piacere di dirigere. Dieci minuti di confronto con le idee di Darwin, i suoi pensieri raccontati in prima persona ed interpretati da Rodolfo Bianchi per raccontare le vicende che alla fine di un lungo percorso hanno visto il trionfo del suo metodo e delle sue intuizioni. Il racconto, in ogni caso, affronta a suo modo anche temi contemporanei a noi oltre che a Darwin, il senso di indipendenza culturale, ad esempio, il rapporto con l’autorità. Darwin litiga con il capitano Fitzroy sostenitore di idee scientifiche e religiose opposte a quelle era venuto via via maturando, litiga a proposito della schiavitù di cui era nemico. Darwin lascia tra le sue pagine una notazione di straordinaria modernità: “L’uomo va scusato se prova un certo orgoglio per essere salito, anche se non per meriti propri, alla sommità della scala dei viventi; e il fatto di essersi così innalzato può dargli la speranza di un destino ancora più elevato in un lontano futuro. Tuttavia qui non ci siamo occupati né di speranza né di timori, ma solamente della verità, per quanto la nostra ragione ci permetta di scoprirla; io ho fatto del mio meglio per fornire prove”. Se la ragione e lo studio hanno portato il genere umano a comprendere le ragioni stesse della sua evoluzione resta inteso, sembra volerci dire Darwin, che l’evoluzione futura, nostra e delle altre specie viventi, dipenda esclusivamente da noi. E questa è decisamente una pagina politica, una di quelle affermazioni che i grandi della terra metterebbero di diritto in una TED conference, una di quelle conferenze annuali che si ospitano sullo stato del pianeta e sulle prospettive future dello sviluppo sostenibile. Dipende da noi, sembra dire Darwin alla conclusione del suo ragionamento ed è con queste parole che ho scelto di concludere il suo racconto, pacatamente, in modo piano e diretto come tutta la sua prosa, per un racconto che è una testimonianza e lezione di vita e di civiltà.







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