Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

Il “Mondo di Federico” sarà un museo o no? Un museo per noi è una cosa specifica e definita, un ambiente in cui sono esposti reperti e collezioni a volte nell'ordine in cui sono state acquisite. Noi reperti originali non ne abbiamo, abbiamo storie, solo storie da costruire e quelle intendiamo esporre ad un ospite che sarà spettatore e visitatore contemporaneamente.
Generalmente si tende a pensare i prodotti artistici come frutto dello spettacolo cinematografico, teatrale, di intrattenimento. Il nostro pensare comune è abituato per convenzione a fruire questi media nel modo consolidatosi nel tempo. Fin quando ogni linguaggio è stato concepito figlio unico, un testo era un libro, una immagine un film, una azione scenica teatro, un reperto in mostra museo. Adesso con la rivoluzione digitale ci ritroviamo di fronte ad un linguaggio che non è più concepito come figlio unico, ma come l’unione di figli diversi. Quindi il testo non è più solo un libro, ma un’immagine da proiettare, zoommare, animare, che può essere liberata dalla sua immobilità temporale, mutata in uno spazio e contribuire ad una nuova articolazione dei linguaggi delle immagini e dei suoni che ha messo in crisi una struttura consolidata costringendo i montatori cinematografici più bravi a ristudiare se stessi ed il proprio ruolo oggi ancora più importante e centrale di sempre. Una sequenza può essere smembrata nei sui fotogrammi più significativi che rivelano quell’istante magico che fino ad ora aveva caratterizzato solo la fotografia; un gesto di un attore di teatro rivolto allo spettatore può essere riprodotto in studio e materializzato all’interno della location naturale. Mentre la scenografia può allora rappresentare la mediazione culturale tra la storia ed il visitatore. Come! Non attraverso la ricostruzione fedele, ma mediante una riproposizione contemporanea dell’epoca federiciana.

Questo è l’antefatto al Mondo di Federico che Unicity e Cinecittà hanno progettato per il Castello di Lagopesole per conto della Comunità Montana Alto Basento. L’idea centrale è quella di ripopolare il Castello con storie che raccontino di Federico e delle sue idee, il suo mondo, appunto, fatto di organizzazione di corte, di vita quotidiana come specchio della sua strategia di governo e delle sue idee. Fulcro del nostro progetto sarà quello di mettere in sintonia il visitatore con lo specifico del castello rispettando la sacralità del luogo in cui le storie saranno rappresentate. Nei Parchi tematici, tanto utilizzati in culture diverse dalla nostra, ci si fa carico di ricostruire integralmente oggetti d’arte o d’architettura, perchè

andati perduti o semplicemente perchè lontani nello spazio e nel tempo. Questi vengono evocati attraverso la ricerca di una somiglianza esteriore con l’originale che non può essere li. Per esempio le ricostruzioni di Venezia, di Roma antica che popolano Las Vegas. Ma quando si è figli della cultura classica con un culto per il passato estremamente radicato e sopratutto quando si ha a disposizione il vero Castello di Lagopesole occorre concepire i racconti da esporre all’interno come “opere da vivere” diventando visitatori e spettatori contemporaneamente. Questo elemento della costruzione del progetto non è semplice e banale, innanzitutto per la singolarità di cui dicevo prima, poi perchè lo spettatore occorre deve attivare le stesse forme percettive e cognitive che lo portano volontariamente a credere a un’illusione, un po’ quello che succede a tutti noi andando a teatro o al cinema, un fondale dipinto può diventare per noi una
foresta o un mare aperto perchè la forza di una illusione è più forte del verismo con cui la scena è realizzata. Il Castello così come è oggi, ripropone un paesaggio ed una funzione d’uso diversa da quella originaria ed è per questa già in se una “messa in scena” che chi racconterà la storia. Non possiamo oggi raccontare la vita di quel castello come fossimo dei contemporanei di Federico; il suo tempo ci resta filtrato attraverso una serie di documenti, racconti e scritti che il Prof Huben e la sua equipe di ricercatori hanno filtrato ed analizzato per noi. Questo filtro scientifico è già in sè un punto di vista sull’argomento, perchè la storia, si sa, non è mai neutrale, ma chi la racconta al pubblico ha bisogno di interiorizzarla come solo un cantastorie sa fare. Si parte da un frammento, da un fatto, da un’informazione, da uno scritto, che uno dopo l’altro si accumulano, trovano la loro disposizione, arredano la tua mente, un po’ quello che i venditori
arabi dicono a proposito dei loro tappeti e della casa quando tu obietti che non sai dove metterli. I fatti ed i documenti riempiono i vuoti della tua esperienza e iniziano a popolare l’immaginazione fino a diventare verità non perchè esistano veramente, perchè popolano il complicato intreccio di aspirazioni, desideri, aspettative, delusioni che i personaggi di quel tempo hanno visto, provato, subito.
Sulla base di queste considerazioni nascono le realizzazioni di Francesco Frigeri: una carta geografica storico politica che sia al tempo stesso una macchina del tempo per raccontare i fatti in questione, il prima, il durante e il dove di un passato al presente indicativo disposto su un asse del tempo che ne riveli la profondità, sarà il visitatore a spostare la leva del tempo ed a viaggiare all’indietro per trovarsi sempre nel posto giusto e recuperare il gusto stesso della
manipolazione del tempo regola aulica di ogni narrazione letteraria o visiva. La grande corona fantastica, irreale, illusione del potere prima che rappresentazione dello stesso che emerge da uno scavo archeologico fatto più nella mente che nel terreno. La corona, oggetto d’uso di chi visita il castello più che dell’Imperatore conterrà come uno scrigno i racconti della vita di corte: la cucina, la prigione, l’amministrazione, la caccia, il governo, ecco allora che lo spazio diventa luogo della rappresentazione stessa e inizia ad essere usato per connessioni argomentative, fino all’incontro stesso con l’Imperatore e la sua famiglia, momento della visita in cui il castello diventa il teatro di se stesso. Successivamente una mostra di oggetti Federiciani ricostruiti dalla magia delle maestri di Cinecittà assolutamente indistinguibili dagli originali che sono in mostra come una esposizione permanente di reliquie: sculture, bassorilevi, affreschi. Il pubblico poi passa dalle mani del cantastorie a quello degli storici che hanno però la possibilità di reperire tutto ciò che vogliono nell’ordine desiderato per argomentare le connessioni logiche che ritengono più opportune. Non è poco!
Se i reperti fossero veri, la storia si dovrebbe raccontare con quello che c’è. Poichè sono frutto della finzione, tutto si potrà fare e sarà lecito pur di raggiungere lo scopo che sempre resta il trasferimento di cultura sul mondo di Federico II. Ancora una volta la verità nasce dalla finzione scenica. Nel cortile del Castello, di notte, le mura stesse diventeranno il supporto per una proiezione allegorica che metterà in scena il mondo delle idee di Federico - idee di governo e di potere della sua cultura e della organizzazione, feste e sollazzi in una rappresentazione corale che coinvolgerà attori ed oltre 1000 comparse - girata negli Studios di Cinecittà con le stesse tecniche degli effetti speciali del grande cinema.


Tutto questo è una possibilità nuova nel mercato della rappresentazione che non ha alle spalle la storia e la tradizione che hanno cinema, teatro, musei in termini di strutture linguistiche e percettive condivise.
Tutto questo riveste, dal punto di vista dei linguaggi un aspetto sperimentale e di ricerca, un laboratorio, che coinvolgerà gli esperti selezionati e gli abitanti del luogo, perchè uno dei compiti specifici della cultura è quello di fornire una forte
identità ed una “continuità” alle proprie reliquie che diventi il volano di un successo anche commerciale. L’idea stessa diventa un omaggio a Federico la cui azione è stata sempre quella di una sperimentazione continua, non solo scientifica e tecnologica. La sua azione è quella di chi ha saputo costruire il più grande laboratorio di convivenza civile e religiosa, che ha generato letteratura, matematica, astronomia, architettura e che stupiscono ancora il mondo. Continuare a sperimentare all’interno del Castello di Lagopesole significa rimettere al centro le idee centrali per le quali era nato.

Vuoi vedere che a furia di inventare storie racconteremo una verità?

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Coproduzione Unicity spa e Cinecittà Studios