Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

 
La tradizione del Carnevale trae le sue origini dalle feste dionisiache greche, poi imitate dai Romani con le feste saturnali. Due celebrazioni apparentemente simili, ma con differenze di approccio e di funzione. Dioniso, che nella mitologia greca rappresenta l’energia naturale capace di rendere feconda la terra, nella tradizione romana diventa Bacco, il dio del vino e dei vizi. Le Dionisiache, istituite da Pisistrato per avere un maggiore appoggio popolare, avevano come caratteristica di fondo la necessità di una coesione sociale e come scopo quello di attenuare le distanze sociali. I Saturnali romani, invece, pur conservando lo scopo delle dionisiache, si contraddistinguono per essere dei veri e propri riti orgiastici con l’aggiunta dell’elemento “buffo” come rappresentante del potere.

L’idea che vorrei dare del Carnevale di Manfredonia, da una prima visita e dai primi incontri, è quella di un indagine, attraverso interviste ed incontri filmati agli addetti ai lavori, sulla cultura della festa, tralasciando la semplice cronaca di un evento. In questo modo, oltre a proporre un prodotto maggiormente spendibile sul piano Nazionale, si propone un prodotto che potremmo definire “a lunga scadenza” e non circoscritto all’anno corrente, considerati anche la troupe e mezzi tecnici ad alta risoluzione che permettono una ripresa fotografica e cinematografica di grande effetto.

Una delle tradizioni del Carnevale di Manfredonia presenti fino a pochi anni fa erano le “socie”, feste da ballo. Trovo che questa tradizione sia più vicina a quella Greca che a quella Romana. Non è un caso, infatti, che l’antica Siponto sia stata una importante colonia Greca già prima della fondazione di Roma.
Durante le “socie” si praticava uno scambio di visite continue che durava per tutto il carnevale. Per “socie”, però, non intendo semplicemente i balli che casa per casa, “sottano per sottano”, fornivano il pretesto di incontrare l’intera città, ma, andando a motivazioni più profonde ed universali,  ciò che è stato palcoscenico di esposizione di una “cortese accoglienza dell’altro”. Altro che, proprio in quanto mascherato, aveva l’identità apparentemente ignota, poteva essere altro dalla propria cultura, in questo caso,  l’accoglienza assume la connotazione di curiosità intellettuale, caratteristica ovunque riconosciuta ai Garganici ed ai Pugliesi più in generale. (Il mascherarsi l’hanno inventato gli uomini per differenziarsi, per camuffarsi, per mostrarsi diversi da quel che sono e, paradossalmente, svolge una funzione di identificazione e di unificazione di tutte  le diversità esistenti socialmente ed economicamente.
Questo è così vero da poter dire che “dove c'è una maschera c'è un uomo”, come se la coscienza di esistere producesse necessariamente l'impulso a modificare il proprio modo di essere per gli scopi più vari, da quelli utilitari a quelli estetici. Tutto questo per dire che il Carnevale è ogni giorno). Quindi, anche se le “socie” sono sparite dalla tradizione, andremo a cercare, in questo filmato le caratteristiche della gente che vi è rimasta fedele. Infatti, l’aspetto di socializzazione permane in alcuni caratteri locali della festa anche a “socie” spente facendo del Carnevale di Manfredonia un unicum su cui ragionare e non la riproposizione locale di una festa internazionale codificata. 
Il film vuole celebrare lo spirito di competizione tra i gruppi, il sano antagonismo che contribuisce da parti diverse ad accrescere la coesione verso la festa intesa come rappresentazione dell’intera città, anche a scapito della componente più propriamente folkloristica costituita dalla sfilata e dalle manifestazioni collegate. 
Oltre a ciò c’è uno spirito che si respira incontrando chi sta lavorando alla realizzazione del Carnevale di Manfredonia, uno spirito che va ben oltre l’idea del Carnevale - periodo beffardo e leggero – e che mi piace definire come una vera e propria “devozione” a Ze Peppe. Il fatto che in Gargano si possa essere “devoti” anche a Carnevale non spaventa nessuno. D’altra parte questa terra ha fatto della devozione una vera forma di vita che ha forgiato un carattere e anche il gioco più leggero e dissacrante debba essere fatto con estrema serietà ed impegno. Impegno che sarà la chiave portante di questo racconto filmato.
Dalle interviste ai realizzatori del carnevale – artigiani, volontari, pittori e scultori coreografi, costumisti a colori quali daranno vita alle  le “metafore del Carnevale” -  faremo emergere la storia delle loro idee e della loro cooperazione in modo che il Carnevale stesso appaia come un periodo di riflessione e di motivazione creativa piuttosto che come un momento in cui “ ogni scherzo vale”. Altro  che scherzo, satira e burla… qui c’è coinvolta l’intera città. Ho visto persone con le occhiaie per l’assenza di sonno, ho visto impiegati e professionisti rubare il tempo alle ore di riposo per creare un vero e proprio pezzo di teatralità urbana e si potrebbe continuare.
Le interviste e alcuni momenti di fiction saranno girati in città in modo da valorizzare alcuni angoli suggestivi e di significato culturale per Manfredonia stessa e in modo da utilizzare il filmato anche per scopi promozionali e turistici oltre che per offrire uno sguardo “insolito” sull’identità locale. Le prove delle coreografie, invece, saranno girate nei capannoni, come fosse un musical, sia in abiti quotidiani, sia in costume. Le inquadrature  saranno montate a stacco in modo che ciascun gesto verrà contemporaneamente visto da due posizioni diverse con i due abiti ed intramezzato dall’immagine delle sarte e degli artigiani che confezionano gli accessori, e soprattutto dalle frasi più significative delle interviste stesse che danno valore aggiunto alle figure ed alle “metafore a colori” tipiche di quel Carnevale. L’ attività delle associazioni, accompagnandosi alla danza e alla musica, rappresenta  un uso del corpo formalizzato e fa emergere quella componente “estetica” che è presente in tutti gli aspetti del Carnevale di Manfredonia.
Dai creatori e produttori di carri estrapoleremo la loro vena satirica e burlesca verso il potere in ogni forma esso appaia, ma solo come sfondo di una operosità e di una dedizione oltre ogni limite; faremo vedere come la loro concorrenza reciproca è solo messa a sistema dalla città che, per una settimana, diventa vetrina della loro arte. Le riprese potranno essere fatte interamente nei capannoni e con abiti da lavoro; saranno divise tra creazione intellettuale, pratica artigiana e rete di competenze, che non dovranno rappresentare tre momenti distinti, ma un unico momento di interconnessione. E’ stato molto bello, durante i sopralluoghi, vedere la separazione totale tra i quattro gruppi al lavoro, la loro riservatezza nel divulgare particolari, e contemporaneamente, la vicinanza fisica dei luoghi. Esiste un genius loci anche in quei capannoni, un muro che sta per crollare e crollerà davanti alla città in Festa. Esisteva una tradizione rinascimentale tipica del Senese che riguardava le grandi commesse pubbliche per la realizzazione di tele o pale d’altare, per le quali ogni artista svelava l’opera dinanzi alla città in festa e, in processione, l’opera veniva portata alla presenza del popolo. Non era il Carnevale, ma la tradizione ricorda molto da vicino lo spirito che ho intravisto a Manfredonia e che vorrei trasportare nel filmato.
Dalle scuole che coinvolgono i più piccoli e dall’opera delle loro maestre faremo emergere il significativo utilizzo del Carnevale e della preparazione alla sfilata come un elemento di socializzazione e di squadra. L’incontro tra generazioni diverse e tra mestieri a volte scomparsi. Ancora una volta un periodo in cui le barriere artificiali imposte dalla società civile cadono per una futura migliore coesione. Lo spirito di Dioniso.
Per finire diciamo, come accennavamo all’inizio, che la preparazione diventa ancora più significativa del momento stesso in cui la rappresentazione arriva al grande pubblico e questo momento sarà raccontato come l’abbraccio dell’intera popolazione, come il lavoro di tanti.






 
 

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