Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

Il Presepe Vivente di Rignano
Nella tradizione Cristiana il Presepe è diventato un avvenimento familiare ed umano. Familiarità ed umanità dovevano essere state le molle attraverso cui San Francesco, Arnolfo di Cambio e le prime rappresentazioni della Natività tendevano a rendere meno oscuro e incomprensibile ai contemporanei il mistero del Dio che si fa uomo e che nasce povero ed indigente come, purtroppo, i più deboli di noi.
Quando diciamo “Presepe” oggi comunemente abbiamo perso il significato etimologico di “ mangiatoia” cui si riferisce Luca nel Vangelo e pensiamo immediatamente a quello di tradizione napoletana del 600 – 700, in cui artisti e scultori danno alla rappresentazione sacra una impronta naturalistica, inserendo la Natività nel mezzo di un paesaggio fatto di scorci, di mestieri, di popolo rappresentato nelle sue occupazioni giornaliere e, perché no, nei suoi momenti di svago, nelle taverne o impegnato in una serenata d’amore.
Il Presepe entra nelle corti e torna nelle Chiese ammantato di “grottesco”, nel senso della vita di strada fatta di motteggio e di bizzarria usate a volte, dai più poveri, proprio per sconfiggere le conseguenze della povertà. E’ proprio questo uscire dalla fedeltà alla rappresentazione di Behetlemme che rende il Presepe veramente sacro ed universale: in ogni parte del mondo si rappresenta oggi l’atto risolutorio di una attesa, la fine dell’attesa, l’inizio di una nuova possibilità, il riscatto. L’universalità sta proprio nella possibilità di una rappresentazione che è diversa per ognuno di noi. Il Presepe diventa allora “artefatto”, opera dell’uomo, narrazione di un evento di svolta, rappresentazione dell’attimo che modifica il proprio percorso. Sono proprio gli artisti napoletani a raffigurare i pastori come congelati in un momento di vita, quello che nella tradizione Cristiana significa l’inizio della salvezza. Quell’istante esiste, l’attesa è finita.
Il Presepe, allora, è una rappresentazione e come tale è unica nel suo genere. Per questo non possiamo parlare del Presepe, ma del “Presepe vivente di Rignano” come fosse una parola sola. Un po’ come se indicassi la “Sepoltura di Cristo del Caravaggio”, è "una rappresentazione” dell’evento da cui il Caravaggio trae ispirazione e per questo non è la Sepoltura di Cristo, ma La sepoltura di Cristo del Caravaggio, quella e solo quella. Anche il Presepe vivente di Rignano in quanto rappresentazione ha caratteristiche uniche. Allora si tratta, per tradurre questa rappresentazione in un evento audiovisivo, di cercare, con rispetto ed umiltà, i punti di vista da cui guardarla che diventino gli elementi caratteristici di questa unicità. Con l’intento dichiarato di promuovere l’evento stesso, ma attraverso di esso ribadire alcune caratteristiche proprie di quel paese e di quelle genti.
I Rignanesi coinvolti sono attori non nel senso comune del termine: “recitano”, ma nel senso etimologico del termine, “compiono un atto”, a ciascuno il suo agire antico, fatto di sapienza artigiana, quindi fatto di “sapere”. Ed è il loro sapere il vero filo conduttore della rappresentazione.
Come ogni rappresentazione che si rispetti questa sottende una narrazione diversa dal semplice oggetto rappresentato. I Rignanesi narrano la loro vita di ogni giorno perché l’evento che cambia la vita può avvenire ogni giorno ed è fatto di azioni semplici. Vestiti come i pastori del presepe accolgono nelle loro botteghe noi visitatori e viandanti che siamo i veri pastori della tradizione, quelli cioè che, appresa la novella, vanno al Presepe deviando dal loro cammino, a vedere, a sentire, a provare, in coda ad infilarsi nella meraviglia di un giorno come un altro. L’ambiguità tipica di ogni rappresentazione a Rignano diventa festa. I figuranti vestiti come i pastori della rappresentazione Settecentesca, diventano l’attrazione verso cui noi visitatori e turisti andiamo, siamo noi i veri pastori di quella rappresentazione e ce ne accorgiamo solo a gioco finito.
In questo senso il Presepe, come artefatto dell’uomo e non solo come evento religioso, contiene un filo narrativo chiaro ed evidente: accogliere il viandante nella propria quotidianità per farlo assistere al miracolo della vita. Il Presepe di Rignano mostra una vita che è essenzialmente lavoro, quindi dignità e riscatto, indipendenza e forza d’animo. Ancora una volta, che si sia credente o no, Natale compie il suo miracolo.
Ma cosa racconta il Presepe vivente di Rignano? Non certo solo la nascita di Cristo. Un intero paese è coinvolto nelle piccole cose di ogni giorno, nei piccoli mestieri, nelle occupazioni che rendono viva la piccola città del Gargano nel giorno che ricorda il Natale. Ma per me non è stato solo questo. A Rignano ho capito quanto questo Presepe sia moderno e filosoficamente avanzato. Quello di Rignano è “un presepe fondato sul lavoro la cui sovranità appartiene al popolo” ed il lavoro cui attendono tutti i Rignanesi coinvolti, come nel primo articolo della nostra Costituzione, non significa fatica, ma è sinonimo di dignità. Capacità di vivere una vita di relazioni prive dai condizionamenti del bisogno e quindi di uomini liberi. Sono stato molto colpito dal numero di bambini coinvolti nella rappresentazione: nelle botteghe fungevano da apprendisti mentre mamme amorose insegnavano loro l’arte del ricamo, del cucito o leggevano loro favole ambientate in Inghilterra (terra molto lontana nella Rignano del Settecento). Sono rimasto colpito perché mi sono reso conto che, sia pur nella finzione della rappresentazione, quelle mamme stavano fornendo ai loro bambini un insegnamento di grande respiro e di grande valore.
Buzzati ha scritto che il Presepe "non è impresa per la mamma, poiché richiede capacità tecnica, organizzativa, ingegnosità e slancio di fantasia, doti precipuamente maschili". Forse ricordava la Concetta di Natale in casa Cupiello. A Rignano, invece, la maggior parte delle persone coinvolte sono donne di tutte le età, forse anche questa è una indicazione di modernità e di visione avanzata della vita.
Raccontare le piccole cose di un paese per raccontare il mondo. Questa capacità e la sincerità di una vita dalla quale sono state cancellate tutte le inutilità superflue lascia intravedere solo poesia. Con questo spirito io e la troupe di Unicity incaricata dal Parco del Gargano di documentare i fatti siamo entrati nelle case di Rignano come si entra nelle case dei poeti, per scrutare un mondo nascosto che, tra i rumori delle macchine da presa e delle attrezzature, è ancora in grado di percepire il vagito di un bambino che nasce e di prendersene cura. Che si creda o no alla natura divine di quel bambino quello di Rignano è un evento che fa pensare, riflettere, dal cui incontro nascono sentimenti di riconoscenza, stima amicizia, nascono racconti, nascono idee. Nascono? Allora è Natale

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