Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

L’installazione al museo dei dinosauri di Borgo Celano, a San Marco in Lamis, è una multivisione usata come paesaggio virtuale dell’era dei dinosauri, dove spettatori di tutte le età possono immergersi. La multivisione è costruita in modo tale che il visitatore possa rivivere sia l’esperienza dei suoi antenati che quella degli esperti ricercatori che studiano e interpretano le tracce lasciate sul nostro pianeta. Lo scopo del lavoro infatti non è quello di rendere esauriente l’argomento “dinosauri”, ardua impresa, ma di definire l’importanza delle impronte, il loro prezioso contenuto e soprattutto il contributo che è alla base dell’ultima scoperta: il Gargano milioni di anni fa era un corno d’Africa.

NOTE DI REGIA
Nel diario di Robinson Crusoe Daniel Defoe scrive di impronte: «Successe un giorno, verso mezzogiorno (…) stavo lì stupefatto, come se avessi avuto un’apparizione (…) perché era proprio l’impronta di un piede, con le dita, il calcagno e ogni parte del piede».
Proprio per il loro grande potere evocativo e descrittivo, le impronte sono da sempre associate alla presenza dell'uomo sulla terra e sono legate indissolubilmente al passato e alle azioni compiute. Le orme come la pista o il sentiero percorso dai nostri avi, che ci guida e ci influenza nelle scelte di domani, le impronte come l'eredità del passato che da un senso alla nostra presenza nel mondo, aiutandoci a ripercorrere e ad interpretare le azioni che sono state compiute prima di noi.

Ma l'uomo non ha mai camminato da solo sulla terra e accanto a lui, accanto alle sue orme, si ritrovano ancora altre testimonianze, molto più antiche, che ci giungono da tempi remoti, ai quali non siamo appartenuti. Ciò che rimane oggi di questo lontano passato è una mappa di difficile interpretazione, fatta di segni e informazioni che solo studiosi esperti e appassionati possono provare a decifrare. Questi preziosi indizi sono costituiti dai rari reperti fossili, che pare miracoloso poter studiare oggi, e soprattutto di impronte, testimonianza preziosa di una vita ormai dimenticata. Istantanee raccolte dalla natura durante momenti quotidiani, spostamenti, combattimenti o rituali amorosi.
La multivisione vuole guidare gli spettatori attraverso il complesso percorso che va dalla scoperta all'interpretazione delle impronte; una storia che parte dall'uomo per poi compiere un lungo salto nel passato fino ad arrivare ai dinosauri che popolavano il Gargano 130 milioni di anni fa. Il racconto inizia proprio seguendo le immagini evocate dal romanzo di Defoe. Il libro si apre e la storia comincia: alcune impronte a poco a poco emergono dal fondo, formando una pista, assieme a resti di animali, mentre le parole del romanziere inglese compaiono al centro dell'immagine. L'ambientazione rievoca immagini provenienti da un non luogo, un'isola deserta, forse proprio quella dove naufragò Robinson Crusoe.

Poi la rappresentazione va oltre: l'isola svanisce ed al suo posto appare un ambiente più grande e imponente, un parco. Le immagini regalano alle impronte un ideale movimento, il vero patrimonio di informazioni che ci viene trasmesso dallo studio delle piste ritrovate nel Gargano. Le orme prendono vita e con esse iniziano a muoversi gli animali che le hanno impresse nel fango e nella neve: un orso, un lupo, una lince, appaiono i nomi di tutti gli animali con cui gli uomini primitivi hanno imparato a convivere, tra culto e sopravvivenza.
Con un grande balzo all'indietro nel tempo però, le orme divengono sempre più grandi e profonde, e ora le parole impresse accompagnano gli spettatori alla scoperta del fatto che proprio queste impronte sono state lasciate dai dinosauri del Gargano e sono giunte fino a noi attraverso milioni di anni, custodite nella terra. Grazie alle animazioni gli spettatori capiscono cosa sono le impronte e come il terreno calpestato possa contenere tante informazioni, incredibilmente giunte fino ai nostri giorni. Ora però i protagonisti sono i dinosauri, raccontati e descritti proprio attraverso le impronte ritrovate nel Gargano. Come un antico filo d'Arianna le orme ci conducono alla scoperta dei grandi rettili che abitavano le terre di una Puglia antica, molto differente da quella di oggi, popolata da grandi sauri e ricoperta da foreste e distese d'acqua, priva della presenza dell'uomo.
E' questo paesaggio lo sfondo della vita dei dinosauri teropodi, predatori carnivori che abitavano le zone dell'odierno promontorio garganico circa 120 milioni di anni fa, e le immagini ora sono tutte per loro, rappresentati mentre si spostano, combattono, muoiono.
La grande diversità del territorio è però essa stessa una protagonista del racconto: le immagini dei dinosauri vengono collocate in un momento preciso, nella prima delle quattro fasi che porteranno a poco a poco allo sgretolamento della Pangea, al distacco delle americhe dall'Europa e alla formazione dei contorni più familiari degli attuali continenti.
Il racconto, proprio come un romanzo, si conclude con un'immagine: una vista dell'Italia. Ma non è l'Italia che noi conosciamo oggi: è un'Italia antica, un territorio in cui la Puglia era ancora un ponte tra l'Europa e l'Africa, un collegamento che per milioni di anni ha costituito il punto di contatto tra due mondi, così profondamente differenti e insieme così intimamente uniti.
© 2005 Aldo Di Russo Contattami