Aldo Di RussoStrategie per l'evoluzione

Data la forma della multivisione (circolare) e la posizione rispetto ai due “musei” di Rignano, l’idea è quella di dedicare una introduzione molto suggestiva alle pitture parietali primitive in generale come forme di rappresentazione utilizzando allo stesso modo sia le grandi immagini scoperte in Francia ed in Spagna che sono considerate i capolavori della pittura nelle caverne, tanto quelle scoperte a grotta Paglicci, meno note al pubblico, maoggetto del nostro lavoro.
In questo modo la dignità della grotta Garganica si pone sullo stesso piano dei centri più importanti al mondo in questo settore.

La durata della multivisione è prevista in circa 3 minuti e costruita in modo tale che lo spettatore possa spostarsi all’interno della sala senza perdere il filo narrativo che essa contiene. Per essere accessibile ed esportabile, in linea di massima potrebbe non contenere un testo guida, ma solo alcune frasi scritte (in più lingue) che possano evocare e suggerire una lettura. Lo scopo del lavoro non è quello di esaurire un argomento, ma di predisporre la lettura dei due musei di Rignano e di poter inquadrare la scoperta ed i reperti di Grotta Paglicci come elementi di altissimo valore internazionale.
La riproduzione in calco ed in copia dei reperti, le immagini virtuali della grotta contenute nel museo, i filmati documentari sugli scavi e sulle scoperte, contenuti all’interno del museo stesso renderebbero superflua una spiegazione, che se fosse contratta nel tempo e spettacolarizzata, sarebbe una riduzione surrogata e non un “tunnel di accesso” ad un argomento, tanto affascinante, quanto denso di ipotesi e di congetture, tanto evanescente dal punto di vista documentale, quanto capace, come pochi di attrarre insieme esperienze che derivano dalle più varie discipline di studio e di indagine.
Quella che proponiamo, tende a porre le “opere” rinvenute nelle grotte in Europa e nella grotta Paglicci all’interno di un percorso nella psicologia della rappresentazione pittorica secondo le più moderne teorie sulla percezione, che partono dal presupposto che pur in una vita da noi ritenuta primitiva, dal punto di vista artistico questi uomini tutto fossero meno che primitivi.
Note di Regia

I greci dicevano che la meraviglia è l’inizio della conoscenza e quando smettiamo di meravigliarci inizia il pericolo di smettere di comprendere. Con questo presupposto abbiamo ipotizzato i contenuti di questa multivisione e le forme di emozione che indurrà come un modo per ripristinare il senso dalla meraviglia per la capacità di evocare attraverso segni, ombre, linee, colori quella misteriosa apparenza della realtà visibile che chiamiamo pittura.
La radice dell’arte potrebbe stare nel meccanismo di proiezione che la mente fa tra la forma di un oggetto naturale e un tronco di pietra che gli assomigli.
Per gli antichi la forma di un animale visto in un tronco poteva corrispondere all’animale. Partiamo dal presupposto che la pittura, in assenza di documenti scritti, è l’espressione più diretta che abbiamo del pensiero dei nostri antenati. E’ interessante come tutte le forme di espressione del pensiero umano, in quanto rappresenta una mentalità collettiva piuttosto che quella di un singolo. Infatti in quegli anni, dipinti e sculture non erano opere d’arte come le intendiamo oggi, ossia rappresentazioni destinate alla sola contemplazione, ma oggetti d’uso comune con una funzione, forse sacra, forse magica, in ogni caso affascinante. In questo lavoro, lasciando alle sale del museo la trattazione scientifica dei vari reperti ed il loro significato nella storia della scoperta di Paglicci, tenteremo una analisi che ci costringe, con le dovute cautele, a penetrare la mente dei nostri antenati, almeno con ipotesi suffragate dalle moderne concezioni sulla psicologia della percezione applicata alle forme d’arte.
Queste pitture sono la più antica testimonianza dell’influenza delle immagini sulla mente dell’uomo. Ancora oggi, popolazioni primitive dipingono figure di animali nella convinzione di acquistare potere sulle prede. Dopo averle dipinte le colpiscono per favorirne la cattura. E’ noto come in alcune culture, ancora oggi l’immagine nasconda l’anima, l’essenza stessa, possedere l’immagine significa semplicemente possedere. Quello che importa non è la bellezza di queste pitture, secondo i criteri che noi adottiamo oggi per una rappresentazione artistica, ma studiare la possibilità che queste siano state la proiezione mentale delle paure e delle speranze di un gruppo di uomini fino a desiderare effetti di magia in grado di condizionare il corso degli eventi naturali. Come ancora oggi un indumento o una fotografia si caricano di significato, di una “eccedenza di senso”, di feticismo, così in quegli anni, dove alla natura corrispondeva la vita, si contrappone un soprannaturale inerte. Al linguaggio corrisponde allora un mondo di significati attribuiti agli oggetti ed alle immagini, che costituiscono un mondo a parte rispetto a quello dei viventi, un mondo misterioso e impressionante che va a riempire la sfera del sacro e dell’immaginazione.
Non dobbiamo commettere, allora, l’errore di considerare “grottesche” queste figure perchè gli artisti non sapevano fare di meglio, ne pensare che lo sviluppo dell’arte sia un semplice cambiamento di tecniche sempre più raffinate, Il livello artistico di questi uomini non era per questo diverso dal nostro, a differire era la loro mentalità.
La storia dell’arte non è il mutamento o il perfezionamento di tecniche esecutive, ma il mutamento di criteri e di esigenze di proiezione verso la replica della realtà che chiamiamo pittura. Questa è oggi la tesi più accreditata nella psicologia della percezione applicata alla storia dell’arte
. Nella preistoria le immagini non presuppongono un’ attività artistica ed un senso estetico, ma soprattutto una narrazione di tipo simbolico. Se questo è vero, allora ci troviamo in presenza di popoli che erano perfettamente in grado di immaginare, concettualizzare, e simbolizzare. In questo certo non primitivi come le loro condizioni di vita ci fanno supporre. John Berger sostiene che il primo soggetto della pittura fu l’animale. Probabilmente il primo materiale da pittura fu il sangue animale. Ancor prima non è irragionevole pensare che la prima metafora fosse animale.
Emile Durkheimer ci ha lasciato pagine meravigliose e studi importantissimi su come la trasformazione del mondo naturale in immagini sacre diventi una prima forma di vita religiosa.
Leon Battista Alberti sostiene che all’origine dell’arte ci sarebbe stato un uomo che avendo scoperto certi contorni naturali in un tronco, in una macchia, in una pietra, che con pochi cambiamenti sarebbero diventati simili ad un altro oggetto naturale ( animale per esempio), abbia provato ad apportare queste modifiche provando un certo piacere per il risultato. Da quel giorno la capacità di creare immagini è cresciuta fino a non aver più
bisogno di una forma di partenza. L’Alberti ipotizza il ruolo di una proiezione mentale come elemento che genera l’immagine. C’è un campo di applicazione che dimostra come le somiglianze accidentali possanoprovocare una proiezione mentale a partire da una vaga rassomiglianza tanto da suggerire l’identificazione con un animale e sono le forme che gli uomini hanno attribuito alle costellazioni a partire dalle posizioni delle stelle. Gli uomini primitivi devono essere stati propensi come noi a proiettare paure, speranze, in una forma in grado di suggerire una identificazione. La forma fu poi aggiustata fino a diventare una abilità riconosciuta ed essere considerata come un rituale magico. La magia dell’arte stava nascendo. Data la natura stessa del racconto per immagini e la natura “generalista” del pubblico del museo che ci apprestiamo a costruire, ritengo che potrebbe essere utile una scheda introduttiva che presenti il lavoro.

Prima parte: Interno caverna. Un fascio di luce (l’apertura della caverna o una fiaccola in lento movimento) nel buio di una caverna ci permette di intravedere delle ombre di animali sulle pareti. Man mano che la luce illumina la caverna le ombre tendono ad affievolirsi per lasciare spazio agli animali che hanno dato loro luogo. Oltre alle ombre, la luce porge alla nostra attenzione una macchia di muffa che potrebbe assumere le sembianze di un bisonte, di un cervo, di una giraffa, ecc., trasformandosi, dunque, nelle famose pitture parietali che la storia conosce.
Ogni pittura porterà la didascalia con il nome del luogo e l’età presunta. La grotta non corrisponde a nessuna delle grotte conosciute; è un’idea di grotta che serve a noi come schermo nello schermo per introdurre la nascita della pittura.
Seconda parte: esterno con uomini e animali. L’esterno vuole rappresentare una ipotesi
del paesaggio del Gargano di 25000 anni fa, con gli uomini vestiti e gli animali che popolavano la zona. Si tratta di un panorama a 360 gradi in cui lo spettatore potrà immergersi totalmente.


Terza parte: Una transizione di luce segnerà nel paesaggio il passaggio dal giorno alla notte.

Il buio totale, denso e nero, diventa bluastro come un cielo di notte e l’unico luccichio in corrispondenza degli occhi degli esseri viventi, uomini o animali, si trasforma in quello delle stelle. Tracciando delle linee tra le stelle del cielo daremo vita alle presunte costellazioni celesti chiare allo spettatore. In particolare ci soffermeremo sulla costellazione del Leone per dimostrare come qualcuno, molte migliaia di anni fa, deve aver compiuto una operazione di proiezione mentale simile a quella che abbiamo appena visto tra le ombre delle grotte, e per raccontare come molte popolazioni del sud America, ancora oggi, in quella forma che noi chiamiamo “Leone”, vedano una aragosta con le chele protese per noi zampe posteriori.
Quarta Parte: Grotta Paglicci, i suoi affreschi e le sue sculture, una messa in scena degli elementi e dei reperti rinvenuti nella grotta, rimontati in grafica per rendere comprensibili ed intellegibili le parti mancanti o nascoste e mostrati anche fuori scala per assecondarne forma e funzione.

La colonna sonora atonale ingloba i rumori della grotta, passi pesanti, cespugli che si muovono al vento versi di animali ( mai reali, devono essere i versi di animali rappresentati come le immagini di cui trattiamo)
La colonna sonora diventa musica quando vediamo il terreno esterno alla grotta, il
paesaggio presunto del Gargano e dovrà enfatizzare la transizione tra gli occhi dell’uomo e degli animali presenti nella scena ed il cielo di notte per poi ritornare atonale della Grotta Paglicci.
E’ importante sottolineare la differenza tra le grotte ( in generale) e la nostra grotta che sarà poi descritta all’interno del museo in modo analitico, anche divulgativo, ma scientifico.

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